Ich bin


un piccolo morfema
in un'insalata di parole,
..ancora da capire




Eupnoico



Ci fu un giudice un tempo che assiso in un antro buio decise che la primavera andava sepolta. La primavera stordita e ansiosa di lunga luce guardò al giudice incredula senza capire nulla. Così io guardo a te che giudichi i miei versi ansioso di capire senza capire nulla.

[Alda Merini]




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martedì, 29 maggio 2007
 

Un' assenza che ha le sue fondamenta in un diverbio di Anime.
Viene sempre un po l'espressione banale di Baricco.. in cui dice..
"non è che la vita vada sempre come tu te la immagini"..
beh.. la mia non ve la immaginereste di certo in questo momento.
nemmeno io credo di averla immaginata del tutto.
Penso solo che sono morto. si credo che in parte sono anche morto.
Ma che alla fine.. tutto quel mondo che sono.. o forse le potenze invisibili
o qualsivoglia attore di moire o fato.. ha dato una svolta al binario senza meta in cui
ero precipitato. La vita si rigenera dal peccato.. e dal peccato si capisce
che il suo vero abbandono non è la pura trasgressione .. ma è la scelta
di un'esistenza. la più pura che si ha tra le mani. forse non avevo capito nulla fino ad ora.
forse capisco solo ora che amavo. Punto. Ma nel modo sbagliato la persona sbagliata.
e a sua volta ero amato nel modo più sbagliato possibile.
io non so quale caso abbia poi dato una svolta al mio destino.
abbia concesso, alla rarità che ho trovato, il mio più sincero abbandono.
penso soltanto che finalmente capisco da che parte si mette quell’amore.
G. sa dove e chi ha visto nascere queste parole.



Devo dire, e non solo per come
la mano scrive a se stessa
e poi legge nosografiche immagini
o visioni incommensurabili.
Devo dire, poiché alabastro di luce
è la materia da cui i tuoi occhi
sono protetti tra le membra dei miei mille sospiri.
Oggi, oniricamente, ti ho perso.
Il fiato dilaniato
nel bel mezzo delle lacrime di tutto il mondo
non mi sarebbe bastato.
Era solo una lettera,
color carta da zucchero tra le punta delle dita;
Quattro angoli di quattro punte
ripiegate a metà.
Più in fondo della mia anima,
albergava la paura di aprirla.
Era tutto l’amore del mondo nuovo
che s’innestava all’intarsiato d’amore
di un mondo antico, che le tue mani
mi avrebbero lasciato. E per sempre.
Inverosimile timore placato e polverizzato
dal bacio più eburneo, che la tua pelle
ha fatto fiorire fermando l’azzurro
dei miei verdissimi occhi.
E’ stato il bacio più chiaro dell’alba.
La forza dell’atto presente e vivace
di uno sguardo, il tuo,
da cui distilli l’armonica certezza
di averti, e di averci a sua volta.

Misura di ieretico cuore, il solo,
capace,
di amarmi.


Esegesi di _IPPOCAMPO_ ... maggio 29, 2007 00:37 ... commenti (6)